FRANCESCO MALCOM
Critica alla ragion porno
di Ignazio Gori
SCHEDA BIOGRAFICA
Barese, classe 1971, Francesco Malcom (Francesco Malcom Trulli), come attore e regista, è stato tra i più premiati professionisti dell’hard a livello europeo. Attore feticcio di Mario Salieri, ha travalicato, non solo per simpatia e irriverenza, il suo ruolo professionale, iscrivendosi di diritto a una cultura hard-pop-satirica con il ruolo stracult in “Penocchio” (regia di Franco Lo Cascio, alias Luca Damiano, 2002), inamovibile dalla memoria collettiva underground, anche per le nuove generazioni, che continuano ad apprezzare l’attore per le sue incursioni social e televisive, promuovendo nuovi limiti e linguaggi dell’erotismo e dell’ironia.
Francesco, iniziamo dalle ultime cose …
FM. Durante la pandemia mi sono cimentato in una divertente parodia erotica del dottor Burioni, l’apprezzato virologo. Ho iniziato girando una scena con l’attrice Giorgia Roma, prima che si fidanzasse con Fratellì. Poi, vedendo l’apprezzamento del pubblico, ho proseguito. Le avventure del “Dottor Sburioni” sono degli sketch brevi in cui un fantomatico furbacchione, con la scusa del “tampone”, approfitta delle squisite pazienti di turno. Le scene si dividono in due parti: un approccio e un atto sessuale vero e proprio. La prima parte, che fa da richiamo, la pubblicavo sui social e la seconda, per evitare la censura, la caricavo sui canali per adulti. A chi dice che non si scherza su questo tipo di emergenze sanitarie, rispondo che gli italiani hanno sempre amato l’ironia unita al sesso, sin dai tempi della commedia scollacciata. È un modo per sdrammatizzare.
Volgendo ora lo sguardo indietro, la tua carriera nel porno è sterminata, la tua prima partecipazione risale infatti al 1992. Ma parlando per massimi sistemi, cos’è “porno” per te?
FM. Considero “porno” tutto ciò che dovrebbe essere osceno. Per osceno intendo quel materiale atto all’eccitazione, alla conseguente masturbazione. Ovviamente non sempre l’osceno è eccitante. Porno inoltre è ciò che vedi, non ciò che immagini. Un suppellettile dalle equivoche forme, un affresco a Pompei, una poesia di Saffo … tutto ha potenzialità per essere osceno e dunque essere “nel” porno.
Com’è la vita del pornoattore?
FM. È il lavoro più divertente che si possa fare; il lavoro che tutti segretamente vorrebbero fare. Se riesci ad essere professionale, ti diverti molto, altrimenti diventa frustrante. Il mio personaggio ha funzionato perché ho ribaltato lo stereotipo del pornoattore classico, a differenza di Roberto Malone o di Rocco, io avevo un viso da ragazzino, e ho sempre mantenuto un aspetto molto giovanile.
Quanto è cambiato il porno negli ultimi anni?
FM. Il grande cambiamento c’è stato all’inizio degli anni ’90. In Europa si girava ancora in pellicola, i budget erano alti, soprattutto se volevi attrici come Cicciolina o Moana, ma, cinematograficamente parlando, il livello generale era abbastanza mediocre. Poi con la Betacam è arrivato il salto di qualità. Con l’ingente risparmio sulla pellicola ne guadagnava la qualità del film, con costumi e locations migliori. Non tutti i registi infatti erano dei maestri come Joe D’Amato e Mario Salieri, che conoscevano il cinema e sapevano girare; la maggior parte erano semplici operatori, sperimentavano. Con l’avvento delle ragazze dell’est, soprattutto le ungheresi, il porno ha avuto la sua massima fioritura, grazie anche al ricambio continuo di queste ragazze.
Ora però è diverso, c’è internet …
FM. Fino al 2007, quando ho smesso con il porno a tempo pieno, il mercato andava ancora abbastanza bene. Ma negli ultimi anni, l’avvento massiccio del porno fruibile su internet ha tagliato le gambe a tante produzioni. Io avevo smesso per una pausa riflessiva, e una volta riavvicinatomi mi sono accorto che era molto cambiato.
Uno dei tuoi ultimi ruoli è stato quello recitato in “Penocchio”. È considerato un po’ la tua vetta artistica, il tuo ruolo “stracult”. Ce ne parli?
FM. “Penocchio” è un piccolo capolavoro, quasi travalica il genere della “pornofiaba”. Prodotto da Mario Salieri, è l’ultimo film di Franco Lo Cascio, alias Luca Damiano. Doveva essere il film di chiusura della sua lunga carriera perché aveva deciso di smettere, e invece si è rivelato il suo migliore. È un bravo regista, aveva iniziato nel 1974 dirigendo Franco Franchi in “Piedino il questurino”, poi si era dedicato all’erotico e al porno, anche in coppia con Joe D’Amato. Era famoso per il filone delle riletture pornofiabesche; aveva già girato “Biancaneve sotto i nani”, ma “Penocchio” è decisamente superiore. È un film passato come commedia d’arte, con una ironia sagace, da teatro del varietà, l’adattamento in chiave porno moderna degli “scollacciati” di Lino Banfi. Ricordo che il copione era evanescente, era tutto molto improvvisato, ma paradossalmente il risultato finale è stato un piccolo capolavoro.
Il citazionismo, la parodia, è stata spesso alla base delle produzioni hard. Perché secondo te, un maestro del genere hard come Mario Salieri, ha avuto tanti problemi con il suo remake de “La Ciociara”, tratto da Moravia?
FM. Nel porno la parodia del cosiddetto cinema d’autore c’è sempre stata, anzi, è uno dei suoi punti di forza. Su Mario Salieri c’è poco da dire, lui è un maestro, un vero regista, esploso agli inizi degli anni ’90. Tutti in qualche modo hanno cercato di emularlo, anche se i suoi punti distintivi restano immutabili e ben riconoscibili, come marchi di autenticità. Il posizionamento delle luci sul set, le atmosfere cupe e dense di pathos, certe tematiche … ha creato un suo stile, un brand. Sin da “Adolescenza perversa” del 1993, il mio primo ruolo da protagonista, insieme a Selen, ho lavorato molto con lui, diventando il suo attore feticcio. Per me è stata una grande vetrina lavorare con Salieri, i film con lui da regista venivano sempre premiati.
Salieri è un autore poliedrico e originale, basta vedere “Il cilindro”, una sua particolarissima e per me riuscitissima sceneggiata napoletana in versione hard. Hai parlato di tematiche. Quali sono le tematiche “salieriane” più ricorrenti?
FM. I personaggi costruiti da Salieri non sono i soliti personaggi delle sceneggiature porno. Sono personaggi più complessi, completi. Questo è il motivo per cui Salieri si serve solo di grandi professionisti, di solito Roberto Malone o i migliori attori francesi; non tutti infatti hanno la professionalità di aspettare delle ore per il solo posizionamento delle luci. Le tematiche care a Salieri sono quelle della coercizione psicologica sulla donna. Si può notare spesso le attrici recitare un pianto durante l’amplesso o fingere quasi l’indifferenza. Un altro plot salieriano è il “vecchione” che si approfitta della giovane ragazza. Questi sono elementi quasi sempre presenti nelle sue opere.
Fare cinema porno può essere secondo te un’attività assimilabile alla “disobbedienza civile”?
FM. Direi di sì. Il porno contraddice il politically correct. Quello che i moralisti non vorrebbero mai vedere, nel porno ce lo trovano, non solo riguardo i dogmi clericali, ma anche certi dogmi politici. Il porno infatti, soprattutto un certo porno d’autore, prende di mira alcuni archetipi culturali e li “animalizza”. Questa operazione disturba la massa benpensante. Il bello del porno è che non lo puoi censurare. Tutto si può censurare, il cinema d’autore di vario genere, i programmi televisivi … ma non il porno, perché questo genere nasce oltre la barriera della censura. La censura non è un problema del porno, se lo fosse non sarebbe porno, ma un altro genere. Nel porno si può fare tutto. C’è una similitudine tra il porno e l’horror; l’horror infatti, per diversi aspetti, è il genere più assimilabile al porno.
A proposito, agli appassionati non sono sfuggite alcune tue partecipazioni a film horror...
FM. Mi affascina il genere horror e quando me ne è capitata l’occasione non me la sono lasciata sfuggire. Ho recitato in diversi film. Il più noto è “Morituris”, considerato già un cult visionario. Il regista Raffaele Picchio, molto talentuoso, ha avuto problemi di censura, per me ingiustificati. Ma le recensioni sono state ottime. Per Edo Tagliavini ho recitato in “Bloodline”, un trash movie meta-cinematografico. Ho fatto una piccola parte anche nello zombie movie “Eaters”, di Luca Boni. Non sono mancate nemmeno le partecipazioni a cortometraggi, sempre di genere horror. Domiziano Cristopharo mi ha chiamato per una parte in “P.O.E. Project of Evil 2” un progetto di vari registi ispirato a racconti di Edgar Allan Poe. Il mio episodio si intitola “Perdita di fiato”, un corto bellissimo, girato da Edo Tagliavini con poco budget ma grande maestria. Ha ricevuto molti premi, tra cui uno al Fantafestival. Quella dell’horror per me è una porta sempre aperta.
Al di là di ogni ragionamento su talento, esibizionismo e capacità amatorie, quando e perché hai iniziato con l’hard?
FM. Mi è capitato di vedere Roberto Malone al Maurizio Costanzo Show. Malone raccontava del mondo del porno come di un mondo magico ed elitario, molto divertente. Un sogno insomma. Ne restai talmente affascinato che promisi a me stesso di provare. Il resto lo sapete. Malone, conoscendolo bene, è un tipo a cui piace colorire le cose, ma non ha esagerato, come ho già detto prima infatti, il lavoro del pornoattore può essere davvero molto divertente. Mi tornarono in mente le parole di Malone più volte nel corso della mia carriera, quando mi trovavo all’Hot d’Or di Cannes o in altre kermesse importanti. Avendo raggiunto le vette di questo mestiere, con Christopher Clark e Rocco, posso dire che quelle parole di Malone furono per me un richiamo irresistibile.
Potresti rivelare la tua “top list” della cinematografia a luci rosse?
FM. Senza esitazione, al mio primo posto direi “Concetta Licata” di Salieri, con Selen e un grande Ron Jeremy. Sono contento di essere nel cast di questo gioiello, che secondo me non ha nulla da invidiare a “Gomorra” di Garrone. Una delle vette di Salieri, da vedere e rivedere. Al secondo posto metterei “Penocchio”, del quale ho già parlato. Per concludere il podio dico “Shock” di Michael Ninn, per gli effetti speciali. Restai affascinato quando uscì questo film a metà degli anni ’90. In Europa si faceva un porno molto diverso, mentre in America, Ninn su tutti, usava girare un genere più patinato, quasi uno stile da spot televisivo. Questi per me sono i capisaldi del porno. Chi fa questo lavoro lo fa per passione. Non pretende di fare arte, bensì di creare un prodotto che piaccia ai suoi aficionados. Talvolta però escono fuori dei piccoli gioielli o grandi capolavori.
Cosa dici invece a tutti gli affezionati del porno amatoriale?
FM. A me il porno amatoriale va benissimo. Non avendo limiti, lo stile di fare porno non è così importante, l’elemento fondamentale è la capacità di eccitare. Il porno deve essere prima di tutto credibile, meglio dunque un video amatoriale, credibile, che un prodotto professionale che risulta artefatto, meccanico, freddo.
Cosa ne pensi di Pierre Woodman? Del mistero che avvolge da sempre la veridicità dei suoi casting?
FM. Lui è davvero abile nel casting. Non so dirti se si tratta di “fake” brillantemente montati e preparati, ma di certo funzionano e hanno avuto seguito. La ragione è sempre in quello che già ho spiegato: nel porno non è importante il modo, ma la credibilità. Se Woodman rende credibili i suoi “fake casting” allora è un buon porn-maker.
Hai visto “Queen Kong” di Monica Stambrini? Ha fatto molto discutere … Potrebbe questo essere un esempio di “new generation porno”?
FM. Perché “Queen Kong” è un film porno? Io non me ne sono accorto … non ho visto erezioni. Per quanto io stimi Monica Stambrini e sia amico di Valentina Nappi, ritengo questo film l’esempio riuscito a metà di un’ottima intuizione. Conoscevo già “Le ragazze del porno”, ho partecipato ai loro primi incontri al Pigneto dove gridavano che il porno andava rinnovato. Ci siamo scontrati subito su un punto: io insistevo che per fare porno occorrono attori professionisti, loro invece sostenevano una certa genuinità a discapito di questa mia tesi. A Monica dissi che senza attori professionisti in grado di mantenere una erezione, avrebbe avuto delle difficoltà di realizzazione. La prova l’ho avuta quando Monica mi ha chiamato: “Queen Kong” era finito, ma mancavano le scene hard, le più importanti. Mi ha proposto dunque di fare lo “stand in”, ovvero riprendere il mio membro in erezione e associarlo al viso dell’attore di turno. Io ho rifiutato questa proposta, perché quello per me non era un ruolo. Questo è il rischio di certe operazioni, magari avrai un ottimo prodotto dal punto di vista recitativo, ma non un vero porno, che è una cosa diversa.
Mi pare di intuire una punta d’orgoglio …
FM. Il porno deve avere il rispetto che merita! Chi fa porno a livello professionale lo sa. Il cinema è cinema, il porno è porno.
Copertina del dvd di “Penocchio”, 2022
Francesco Malcom sul set in uno dei suoi tanti film
Francesco Malcom sul set di “Penocchio”, 2002
Francesco Malcom